Mascherine e sport: opinioni e fatti. L’idea che le mascherine siano tossiche e facciano male ai polmoni e al sistema immunitario è una fake news.

Diverse voci affermano effetti deleteri derivanti dall’uso delle mascherine nello sport. Le evidenze scientifiche affermano il contrario.

Recentemente si sente molto parlare di mascherine e sport.

Ne parlano esperti e meno esperti, da diversi punti di vista.

A cominciare dai politici, come Matteo Renzi, che, come riferì Huffpost , l’11 ottobre dello scorso anno twittava: “Giusto essere prudenti, rispettare le regole e indossare la mascherina. Sostenere invece che si debba usare la mascherina anche mentre si corre è semplicemente assurdo. Spero che il Governo ci ripensi subito”.

E così si sono potuti leggere articoli su diverse testate nei quali si sosteneva, anche da parte di medici, che l’uso della mascherina nella pratica sportiva era deleterio. Per citarne alcuni:

il 15 maggio 2020 su Montagna tv, sito sul mondo della montagna , un medico teorizzava che nello sport, contrariamente a quanto avviene nelle normali attività di ogni giorno, la mascherina

“ … essendo una barriera non garantisce un ottimale afflusso di ossigeno, soprattutto sotto sforzo. Quindi  può essere un problema nel momento in cui il corpo richiede più ossigeno. Inoltre, se la si indossa correttamente, all’interno della mascherina si accumula una parte dell’anidride carbonica espirata. Nella normale attività respiratoria questa ha il tempo di uscire, sotto sforzo il maggior numero di atti respiratori fa si che venga respirata e che se ne accumuli sempre di nuova. Nel momento in cui se ne accumula troppa la funzionalità respiratoria non è più ottimale. … “. In alternativa all’uso della mascherina

sconsigliava di correre in fila indiana, ma di farlo mantenendo una distanza di sicurezza di circa 4 metri.

Come, per altro, si è sempre visto fare.

L’inserto Salute de La Repubblica del 10 maggio 2020 un articolo era titolato:

Atleti con la mascherina? No, si rischia la mancanza di ossigeno

di GIULIA MASOERO REGIS

Sconsigliata per corsa e ciclismo ad alta intensità perché bisogna ventilare di più”

Il 17 aprile 2020 il dottor Alberto Macis, in un’intervista su L’Unione Sarda sosteneva:

“La mascherina è controproducente, se indossata durante la corsa o, comunque, durante l’attività motoria. Parliamo, naturalmente, di mascherine chirurgiche, che hanno lo scopo di proteggere gli altri dalla vaporizzazione del respiro di chi le indossa. I ‘droplet’, le goccioline che veicolano il virus, vengono bloccate, proteggendo le persone che stanno accanto”. Il dottor Macis prova ad analizzare quel passaggio che tanto fa discutere: “Se si corre la mattina presto, è difficile incontrare altre persone. E il rischio si elimina comunque mantenendo la distanza di un metro dagli altri”.

ATTENZIONE ALLA CO2 – “Capisco che chi governa debba decidere facendo attenzione alla testa degli altri”, prosegue il dottor Macis, “ma la mascherina crea problemi. Se, per esempio, la si indossa durante un test da sforzo, io medico sono protetto da eventuali vaporizzazioni. Ma chi si sottopone a sforzo, con la mascherina che copre naso e bocca, respira una quantità maggiore di anidride carbonica, rischiando di andare in alcalosi e quindi rischiando lo svenimento. Perché, in questo modo, si respira una miscela di CO2 superiore a quella presente nell’aria”. In evidente disaccordo con il Collega che chiedeva un distanziamento di 4 metri perché il droplet arriverebbe ad almeno due metri e mezzo.

Ma non solo alcuni medici si sono spesi in teorie contro l’uso della mascherina. Anche mamme ed avvocati si sono autoproclamati esperti in fatto di fisiologia respiratoria. Infatti il 18 novembre 2020, il sito della “Associazione di studi e informazione sulla salute” pubblicava: “Mascherine e sport – la denuncia di una mamma”. In tale poste la redazione affermava :”

Sul sito della Federazione Medico Sportiva Italiana si legge che “La CERTIFICAZIONE D’IDONEITÀ è ben più di un mero obbligo di legge; rappresenta il più valido strumento di prevenzione per la tutela sanitaria e la valorizzazione del patrimonio sportivo nazionale. La visita di idoneità, infatti, non ha solo la funzione di evidenziare eventuali incompatibilità con la pratica sportiva, ma anche di rilevare possibili patologie prevenendo lo sviluppo di complicanze future.”

Ciò premesso fa specie che presso alcuni istituti di medicina dello sport si sottopongano gli atleti (anche minorenni) al consueto test da sforzo al cicloergometro ed ergospirometria con indosso la mascherina.” Ma non spiegava perché far indossare la mascherina durante il test fosse contrario a quanto previsto per la certificazione d’idoneità da parte della Federazione Medico Sportiva Italiana.

Il 20 gennaio 2021 di nuovo l’inserto Salute de La Repubblica si occupò di sport e mascherine, questa volta ritrattando quanto affermato l’anno prima, infatti tiolò:

Fiato corto: non è colpa della mascherina

di Giulia Masoero Regis

Uno studio del Centro cardiologico Monzino conferma: nessuna conseguenza sul cuore

Sulla stessa linea il sito Wired.it che il 6 ottobre 2020 pubblicava:

No, le mascherine non aumentano il rischio di intossicazione da anidride carbonica

Le mascherine non causano danni, nemmeno a chi ha la Bpco. Uno studio pubblicato sulla rivista dell’American Thoracic Society dimostra che non intrappolano l’anidride carbonica e dunque non determinano una sovra-esposizione alla CO2, come riferito da alcune voci. Un’altra fake news

Nell’articolo viene riportato:

“L’idea che le mascherine siano tossiche e facciano male ai polmoni e al sistema immunitario è una fake news che ha circolato durante tutto questo periodo e che è stata smascherata più volte dalle autorità sanitarie nazionali e internazionali. Recentemente a farlo è stata la Fnomceo, Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, in una pagina sul proprio sito anti-bufale Dottore ma è vero che. La pagina smonta alcuni dei miti errati più diffusi, come l’ipotesi che indossare la mascherina possa causare un avvelenamento da anidride carbonica o che indebolisca il sistema immunitario o ancora che ci sia una ridotta ossigenazione.

In particolare riguardo all’anidride carbonica gli esperti spiegano che le molecole di CO2 sono minuscole – molto più piccole delle goccioline contenenti coronavirus che le maschere sono progettate per arrestare – e non possono essere intrappolate da un materiale traspirante. La sovra-esposizione a questa sostanza, si presenterebbe soltanto se la mascherina fosse talmente ermetica da trattenere l’aria espirata, scrivono sulla pagina, ma nessuna mascherina presenta queste proprietà. Inoltre le mascherine non limitano la quantità di ossigeno inalato e la sensazione di scomodità nell’uso è legata ad altri meccanismi, neurologici e psicologici.

Ma cosa ci dicono gli studi pubblicati sulle riviste scientifiche internazionali?

Un gruppo di ricercatori delle Università di California (USA), Waterloo (Canada), British Columbia (Canada), Washington (USA), Winnipeg (Canada), e Vancouver (Canada), con uno studio multicentrico hanno dimostrato che gli effetti sull’organismo indotti dalle mascherine (sia chirurgiche, sia N95, sia mascherine industriali) sono minimi, spesso talmente modesti da non poter essere visti e ciò anche per esercizi molto intensi. Non hanno rilevato alcuna differenza legata al sesso o all’età. Gli unici soggetti che possono risentire dell’uso della mascherina sono quelli affetti da gravi malattie cardiache o polmonari.

Altri ricercatori hanno pubblicato un articolo in cui affermano che per giovani sani indossare una mascherina durante un test al cicloergometro, protratto sino all’esaurimento muscolare, non induce alcuna modificazione relativamente a saturazione arteriosa di ossigeno, indice di ossigenazione tissutale, frequenza cardiaca e sforzo percepito ciò in qualsiasi fase dell’esercizio.

Un altro gruppo di studiosi ha voluto verificare l’effeto della mascherina (chirurgica e N95) in soggetti affetti da grave pneumopatia. Anche in questi, a fronte di una modestissima diminuzione della concentrazione di ossigeno (attesa vista la gravità della malattia da cui erano affetti) non si è verificato alcun aumento nella concentrazione di anidride carbonica.

Degli studiosi statunitensi, dopo aver valutato che gli effetti fisiologici dell’uso di una mascherina sono pressoché nulli, hanno ipotizzato che le reazioni da taluni evidenziate, siano di natura psicologica, legate principalmente all’ansia

Lo sport nell’adolescenza e preadoloescenza. E’ tutto oro?

Che lo sport faccia bene è un concetto ampiamente accettato.

Che lo sport iniziato in giovane età faccia bene è, ache questo, un concetto ampiamente accettato.

I vantaggi della pratica sportiva in giovane età, adolescenziale e preadolescenziale, sono innumerevoli e riguardano sia l’aspetto fisico che quello psichico, emotivo e sociale.

Gli sport sono infatti in grado di aumentare l’autostima e offrono un’impareggiabile occasione di socializzazione fra “pari”. Tanto più vero nella società urbanizzata, dove le occasioni di incontro “libero”, non organizzato, sono di molto ridotte rispetto a quel che avveniva cinquanta o sessant’anni fa.

Però …

Troppo spesso lo sport giovanile viene caricato di aspettative di tipo economico, sia da parte dei tecnici e delle società sportive, sia da parte delle famiglie, che vedono nel successo sportivo una possibilità di vantaggio economico e talora una rivalsa nei confronti degli insuccessi sportivi o più genericamente sociali, di padri e madri.

Questo comporta la spinta all’ inizio precoce di attività di allenamento intensivo e di  competizione, che induce, oltre ad un aumentata pressione psicologica a carico dei giovani atleti, anche un’accentuata esposizione a lesioni fisiche da  “overuse”.

Cosa si intende per lesioni da overuse? Si tratta di lesioni dipendenti da attività svolte con carichi muscolo scheletrici submassimali ripetitivi intervallati da un periodo di recupero insufficiente per consentire  all’organismo di mettere in atto gli opportuni adattamenti.

Le strutture più frequentemente danneggiate da questo tipo di approccio allo sport sono: le unità funzionali muscolo-tendinee, le ossa (a carico delle quali si può arrivare al verificarsi delle così dette “fratture da durata”), le borse. Nei soggetti in accrescimento si possono verificare anche danni alle apofisi ossee ed alle epifisi, cioè a quelle strutture che sono deputate all’accrescimento osseo.

Una pubblicazione sul British Journal of Sport Medicine (Di Fiori JP, Benjamin HJ, Brenner JS, et al. Overuse injuries and burnout in youth sports: a position statement from the American Medical Society for Sports Medicine Br J Sports Med 2014;48:287-288. ) ha cercato, mediante l’analisi comparata di vari studi di evidenziare:

  1. elementi che facilitino l’individuazione dei giovani a rischio di lesioni da “overuse” e di burnout da sport;
  2. individuare i fattori di rischio e le lesioni tipiche dei giovani atleti;
  3. descrivere quelle lesioni che possono comportare sequele a lungo termine;
  4. evidenziare i fattori di rischio ed i sintomi collegati al burnout nei giovani atleti;
  5. indicare azioni preventive per le lesioni da overuse.

Gli studi hanno evidenziato  come l’incidenza di queste lesioni sia sottostimata.

Fra i fattori di rischio più importanti  vanno ricordati:  precedenti lesioni, fase di crescita rapida, nelle ragazze una storia di amenorrea, un equipaggiamento non adeguato in relazione al processo di crescita, un programma di allenamento intenso, un mancato rispetto di adeguati tempi di recupero (per esempio più competizioni nello stesso giorno o in giornate consecutive).

Per quel che riguarda le aspettative nei confronti del giovane atleta non si può tenere conto solo dell’età anagrafica, in quanto la variabilità individuale è molto ampia per quel che riguarda la maturità psicofisica. Aspettative sproporzionate inducono una caduta dell’autostima (se l’obiettivo è irraggiungibile la competizione può essere solo fonte di frustrazione) e di conseguenza l’abbandono.

Un’altro fattore di rischio è rappresentato dalla troppo precoce specializzazione nello sport che si è visto essere correlata con un più alto indice di abbandono ed una più frequente comparsa di sintomi da burnout.

Ma cosa fare per limitare gli effetti dannosi?

In primo luogo bisogna evitare allenamenti troppo frequenti nella settimana e nell’anno, così da rispettare corretti tempi di recupero. I programmi di allenamento devono essere individualizzati per tenere conto della velocità di accrescimento e delle caratteristiche psicofisiche di ogni giovane atleta. Prevedere una preparazione prima dell’inizio della stagione agonistica vera e propria. La preparazione preallenamento non deve essere mai trascurata, con una corretta pratica del riscaldamento e dello stretching. Bisogna enfatizzare il piacere che si può ottenere dalla pratica sportiva e dal miglioramento progressivo delle proprie abilità  più che la competitività e l’obiettivo della vittoria.

Tranne che per quegli sport che obbligatoriamente richiedono una specializzazione molto precoce (nuoto, ginnastica, pattinaggio artistico … ) va incoraggiata, nei  giovani, la diversificazione degli sport praticati.